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Bono è il centro più importante del Goceano
collocato nella parte orientale di monte Rasu (mt 1259), sulla riva del
fiume Tirso. I primi abitanti si stanziarono in nuclei vicini, come quelli
delle ville oggi scomparse di Bidda Sanna e Lorthia. Coinvolto nelle lotte
fra Arborensi e Aragonesi, Bono fu Conquistato dalle truppe spagnole.
Alla fine del 1700 dopo i moti antifeudali del suo eroico cittadino Giommaria
Angioy, il villaggio fu attaccato e saccheggiato. Dal 1807 al 1821 fu
eletta a capoluogo di provincia, con giurisdizione su 17 paesi.
La parrocchia di San Michele (fine cinquecento) è una delle più
belle chiese della diocesi con uno splendido rosone nella facciata in
trachite rosa. Conserva una statua di San Michele del sec. XV, in legno,
un calice d'argento dorato del sec XIV. Quattro palle di cannone, cadute
nel paese durante un assedio, sono ancora oggi usate come pesi per l'orologio.
Nella chiesa di San Raimondo si celebra una curiosa festa con l'impiego
della zucca più grande del paese.
Le cinque chiese di Lorthia al campo(Sas Cresias de su Campu), San Gavino,
San Ambrogio, Santa Restituta, San Nicola di Bari e Santa Barbara sorgono
a circa 8 km dal paese .
L'artigianato è rappresentato dalla lavorazione del ferro e del
legno e della tessitura e panificazione.
Ottima gastronomia si degusta intorno al falò della festa di Sant'Antonio
Abate, il 16 gennaio, insieme a Sa Piscadura, ossia carne di maiale con
fave accompagnate da vino e carasau.
Di grande importanza naturalistica Sos Nibberos, alle pendici del monte
Rasu. La sua foresta, dichiarata monumento naturale, è la più
grande d'Italia con esemplari millenari che raggiungono i 16 metri di
altezza. A poca distanza si trovano il Monte Pisanu e l'area di sosta
"Sa Puntighedda".
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